Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

La mobilità del futuro sarà a idrogeno

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Sarà l’elemento più leggero tra tutti a “spingere” la nuova mobilità sostenibile. Da anni la ricerca sta mettendo a punto nuove tecnologie per sostituire l’idrogeno (H2) ai tradizionali combustibili fossili; mentre a Bolzano, Copenaghen, Innsbruck, Londra, Monaco e Stoccarda, il progetto HyFive (Hydrogen for Innovative Vehicles) metterà in moto 110 auto a idrogeno in tutta Europa, di cui dieci già pronte a partire a Bolzano. I veicoli si accenderanno grazie a motori con celle a combustibile, alimentate a idrogeno liquido. Le “celle a combustibile” rappresentano oggi il sistema più accreditato su cui investire nel medio-lungo termine. Il loro funzionamento assomiglia a quello delle batterie: attraverso un processo elettrochimico viene prodotta energia elettrica (generata dalla reazione tra l’idrogeno e l’aria) con cui alimentare i motori elettrici, ma anche caldaie e dispositivi elettronici a batteria. Da qui la possibilità di estenderne l’utilizzo per cellulari, computer portatili, gps, generatori ausiliari di corrente per camper e imbarcazioni.

Resa energetica e tutela ambientale i principali vantaggi di questa tecnologia

Un documento divulgativo di Eni riporta come “nel traffico urbano il rendimento energetico dei veicoli ad idrogeno risulta circa il doppio di quello delle auto classiche”. Ma è soprattutto la valenza ambientale dell’idrogeno a acquistare un peso determinante nell’affermazione di questa tecnologia nel campo della trazione: il materiale di scarico ha un impatto pressoché nullo. Oltre all’elettricità infatti, il processo di combustione con l’aria produce nient’altro che acqua (vapore acqueo) e calore. Non a caso il termine idrogeno, dal greco, significa proprio “generatore di acqua”. Nessuna traccia insomma di anidride carbonica (Co2), principale causa dell’effetto serra che non arresta la sua corsa. Anzi la accelera. Proprio in questi giorni è la World Meteorological Organization, Agenzia delle Nazioni Unite, a mettere in allerta: “nel 2013 la concentrazione di diossido di carbonio in atmosfera, lontano dal diminuire, ha registrato una crescita maggiore rispetto agli ultimi 30 anni”. Appare chiaro che in un contesto in cui la crescita della domanda energetica e lo sviluppo economico sono direttamente proporzionali all’inquinamento prodotto, il superamento delle fonti di energia fossile rappresenta più una necessità che una sfida tecnologica. Un contesto “emergenziale”, che se da un lato dovrebbe indirizzare verso una razionalizzazione dei consumi energetici, dall’altro dovrebbe proiettare maggiormente le politiche di sviluppo a guardare oltre il carbone, petrolio, gas, metano o loro surrogati.

Occorre spingersi verso l’universo delle fonti rinnovabili e la loro integrazione

La diffusione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili rappresentano i presupposti strategici per l’utilizzo su vasta scala dell’idrogeno che, non essendo fonte di energia primaria, deve essere prodotto o estratto dalle sue forme composte ( come l’acqua, la cui formula chimica è per l’appunto H2O) mediante processi fisici, chimici o biologici che richiedono l’utilizzo di energia, con i costi che ne derivano. Quindi, tanto più le fonti di energia rinnovabile prenderanno piede, tanto più sarà in discesa l’affermazione dell’idrogeno come biocarburante.

L’idrogeno in prospettiva

Avanza la ricerca per superare le ultime barriere che ci separano dall’utilizzo di mezzi di trasporto a idrogeno. Difficoltà tecnologiche (accumulo a bordo della vettura), strutturali (mancanza di una rete di distribuzione e rifornimento), economiche (i costi dei veicoli a idrogeno sono ancora fuori mercato), normative (necessità di adeguamento legislativo al fine di agevolarne la circolazione e la diffusione) e di sicurezza (infiammabilità). Fondi e programmi europei sono pronti a finanziare le tecnologie del settore, ma l’input decisivo arriverà dalle case automobilistiche con maggiore spinta innovativa. Come nel caso del progetto HyFive, dove 5 tra i maggiori marchi si sono uniti per portare sul mercato quanto di maturato nel settore, o come nel caso di H2 South Tyrole, realizzando un centro dimostrativo per la produzione di idrogeno da energia rinnovabile. Da sempre vicino alla stelle per natura e per il suo utilizzo in campo aerospaziale, l’idrogeno “muove” i suoi passi anche sulla Terra.

Erica Antonelli

L'Autore

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